Cristina Armeni

La casa nasconde (ma non ruba)

Nel silenzio dei luoghi svuotati di presenze restano le tracce di chi c’era e non c’è più. Risuonano i gesti precedenti all’abbandono. Gli oggetti assistono alla scomparsa dei loro proprietari, di chi li ha prodotti e venduti, di chi li ha acquistati, ricevuti o desiderati

Nel deposito degli arredi dei terremotati aquilani sono accatastati pacchi avvolti nel cellophane con nome e indirizzo di chi li possedeva. Ogni tanto i proprietari superstiti vanno a guardare, a toccare con gesti cauti e discreti i loro beni, sopravvissuti alla catastrofe. A volte i proprietari non ci sono più.

Crediamo di possedere i nostri oggetti. Li scegliamo con cura o li riceviamo in regalo. Decidiamo dove collocarli, li spolveriamo. Li rimiriamo, oppure li ignoriamo, abituati alla loro presenza. Crediamo che i nostri oggetti abbiano acquisito valore nelle nostre mani. Attribuiamo loro un senso, legato ad un ricordo, ad un momento, ad uno status.

Ma loro non notano la nostra presenza, non soffrono della nostra assenza. 

Passano di mano in mano, dai genitori ai figli, da un amico ad un amico, da un vecchio proprietario ad un nuovo acquirente in un mercato, un robivecchi, un antiquario. Restano indifferenti alle mani che li scelgono, oltrepassano i decenni, le generazioni, i secoli, noncuranti del dipanarsi delle vite umane.

Ci sopravvivono.